di Velia Viti e Andrea Di Palma
con Andrea Di Palma
e Alessandro Viti, Donatella Santigli
alle chitarre Giovanni Monoscalco e Marco Sartucci
canzoni originali di Alessandro Viti
musiche originali di Giovanni Monoscalco
“Se non avessi avuto il ricordo dei miei amori, di tutti gli amori…”
“Acqua de Torrente” è lo spettacolo che forse descrive in maniera più poetica e sentimentale quell’Anagni del secondo dopoguerra, sospesa a metà fra la tradizione rurale ancora viva e la nascente industria, quella che resta nei racconti che ci facevano i nostri nonni, nelle foto in bianco e nero dell’album di famiglia, in certe espressioni dialettali.
Ed è proprio il dialetto di Anagni che viene innalzato a forma artistica nei versi di Antonio Viti, poeta anagnino (1917-2001), alla cui vita e produzione letteraria si ispira liberamente la vicenda, una vicenda personale ed intima che narra le strampalate avventure sentimentali del protagonista che, sulla soglia dei trent’anni, decide di sposarsi. Alle poesie di Antonio Viti si mescolano le più note canzoni degli anni ’50, canzoni originali e musiche originali, dando vita ad uno spettacolo leggero ed intenso, ad una storia d’amore senza epoca.
“Acqua de torrente” racconta, in una originale forma di teatro-canzone, la società della Valle del Sacco del secondo dopoguerra, e lo fa attraverso le strampalate avventure sentimentali del protagonista che, sulla soglia dei trent’anni, decide di sposarsi.
Poesie dialettali, le più note canzoni degli anni ’50, canzoni originali e musiche originali si mescolano in una vicenda personale ed intima che affonda salde le sue radici in una realtà rurale e tradizionale, ma che tende con slancio le braccia verso il miraggio del boom economico.
Ma “Acqua de torrente” è soprattutto una storia d’amore senza epoca, dove per il protagonista “l’acqua de torrente” non è tanto quella del fiume che attraversa la vallata dove è nato ed è sempre vissuto, quanto la metafora della donna e del suo rapporto con essa.
E così, passando per fiumi in piena che lo travolgono e poi scorrono via, o per fiumi in secca che lo lasciano assetato, continua la sua ricerca di acque limpide che lo cullino con dolcezza e rendano fertile la sua terra.




