L’Oca del Cairo

Teatro Massimo di Palermo

L'oca del Cairo Andrea Di Palma

“Siano pronte alle gran nozze

Cento e trenta e sei carrozze”

Classificazione: 5 su 5.

Teatro Massimo di Palermo

Classificazione: 5 su 5.

Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Regia e drammaturgia Davide Enia
Direttore Silvia Spinnato
Orchestra del Teatro Massimo
con Stefano Marchisio, Federia Sardella, Chiara Fiorani, Manuel Amati,Roberto De Gennaro, Nuccio Anselmo, Irene Savignano, Martina Mazzola, Alfonso Ciulla, Federica Guida, Martina Licari

Attori – Andrea Di Palma, Dalila Cozzolino, Giuseppe Giambrone




L’Oca del Cairo è un’opera che Mozart non completò probabilmente perché non ricevette abbastanza soldi per finanziarne il progetto e che scrisse con il preciso intento di obbedire ai canoni dell’opera buffa: un intrigo amoroso, una servetta maliziosa, varietà di situazioni e stati d’animo ed ecco servito il grande divertimento che secondo Mozart l’opera comica italiana doveva avere. Una giocosa tessitura musicale sorregge il divertimento teatrale che culmina con l’entrata in scena di un ′oca meccanica che nasconde uno dei protagonisti. Il manoscritto originale, conservato nella Biblioteca di Berlino, comprende un recitativo, uno schizzo dell’aria di Biondello, dell’aria di Don Pippo e sei pezzi completi nelle parti vocali e nella parte del basso armonico, a volte arricchiti di alcune battute interamente orchestrate, a volte di soli accenni di orchestrazione. Ricostruita sulla base dei frammenti originali senza mai perdere di vista lo stile mozartiano, l’opera viene presentata nell’interpretazione del drammaturgo siciliano Davide Enia la cui regia è improntata a “scavare” gli elementi fantastici e giocosi insiti nel lavoro mozartiano. È una storia d’amore, che gioca con l’ingegno. Così il lavoro evoca elementi “poveri” capaci di ispirare il fantastico, come in ogni gioco accade e come, quando l’amore detta le leggi, appare il mondo visto con lo sguardo innamorato


È la prima regia lirica di Davide Enia, scrittore, drammaturgo, narratore palermitano.

Il manoscritto originale de L’Oca del Cairo, conservato nella Biblioteca di Berlino, comprende un recitativo, due arie e sei pezzi completi nelle parti vocali e nella parte del basso armonico, a volte arricchiti di alcune battute interamente orchestrate, a volte di soli accenni di orchestrazione.

“Mozart, che iniziò a comporla a 27 anni, nella sua piena maturità musicale, non la completò per due ragioni – spiega Enia – la prima è perché erano finiti i soldi, la seconda perché il libretto non funzionava assolutamente. Io e il direttore Silvia Spinnato abbiamo fatto un’operazione di ricomposizione dopo un lavoro scrupoloso sulla partitura musicale grazie al quale abbiamo espunto tutto quello che mozartiano non era, e che era stato aggiunto successivamente. E abbiamo integrato quel che mancava con brani de Il Flauto magico. Ne viene fuori, per così dire, un ultra-Mozart”.

Figura di riferimento fondamentale per me, uno spettacolo pieno di invenzioni registiche costruite a misura della sala Onu del Teatro Massimo, di forma circolare. A partire dalla collocazione del pubblico, che si siede a metà, tra l’orchestra (posta dietro) e i cantanti (posta davanti). I cantanti sono su pedane staccate l’una dall’altra, mentre i servi si muovono sulla scena.

Il tema è il desiderio amoroso. “Ho lavorato – dice Enia – sull’amore licenzioso, divertente, che però diventa struggente tra innamorati. Immergiamo il pubblico dentro il desiderio”.

Mozart cominciò a scrivere seguendo i canoni dell’opera buffa: un intrigo amoroso, una servetta maliziosa, varietà di situazioni e stati d’animo ed ecco servito il grande divertimento che secondo il compositore l’opera comica italiana doveva avere. Una giocosa tessitura che culmina con l’entrata in scena di un’oca meccanica che nasconde uno dei protagonisti. Così il lavoro evoca elementi “poveri” capaci di ispirare il fantastico, come in ogni gioco accade. Al libretto Enia ha aggiunto un’ouverture e un finale. “Nell’ouverture il pubblico entra mentre l’orchestra ha appena finito di accordare gli strumenti e mentre i cantanti si preparano facendo gorgheggi, un modo di svelare il meccanismo teatrale, di vederlo aperto”.