Compagnia Il Teatro dell’Appeso
da Moliére
di Amedeo di Sora
con Amedeo di Sora, Andrea Di Palma, Iacopo Scascitelli, Francesca Reina, Martina Verdat, Salvatore Munno, Vanessa Nicoli, Enzo Celani
maschere di Stefania Maciocia
Molière, questo grande commediografo del XVII secolo, perfettamente radicato nella
realtà storica del suo secolo, rimane vivo e vitale anche per noi che abbiamo idee e
costumi ben diversi; e ciò avviene per il fondo di saggezza popolare che le sue opere
contengono e “rappresentano”: il buon senso contro la bizzarria, l’intelligenza contro la
stupidità, la giovinezza e l’amore contro la meschinità e l’egoismo.
Come ogni vero autore comico, Molière assunse in sé le dimensioni del poeta colto e del
genio popolare e realizzò ciò che per noi, oggi, è un’eccezione: essere letterato ed
insieme interprete, saper coniugare scrittura drammaturgica e scrittura scenica. Egli fu,
fino alla fine, un attore-autore che conosceva le leggi della versificazione, i limiti della
poesia e le buone regole della “recitazione”.
Ne L’amore medico (originariamente una commedia-balletto in tre atti), che la Compagnia
Teatro dell’Appeso, da trentotto anni impegnata in ambito territoriale e nazionale in una
costante e multiforme attività spettacolare, pedagogica e culturale, porta per la prima
volta sulle scene, si ritrovano tutti i temi e i motivi distintivi del teatro molieriano: in
primis la satira contro i medici e la stoltezza umana e l’elogio dell’amore e dell’intelligenza.
In un rapido susseguirsi di scene divertenti e, non di rado, esilaranti, si possono rinvenire
gli echi della tradizione popolare e della commedia dell’arte, ma sempre nel rispetto della
parola e della centralità del linguaggio dialogato.
Uno spettacolo che coniuga etica e comicità, divertimento e riflessione.
La mia collaborazione con la Compagnia Il Teatro dell’Appeso è cominciata nel 2010.
Una famiglia, per me.
Amedeo di Sora, ideatore e direttore artistico, anima della Compagnia, è il mio vero Maestro.
Da lui non ho imparato solo tecnica. Con lui ho imparato ad apprezzare e conoscere il senso dell’equilibrio, del gusto teatrale, quella particolare sensibilità del palcoscenico che solo la pratica ti può dare.
Figura di riferimento fondamentale per me, un amico con cui parlare quotidianamente di cosa significhi il Teatro.
Una ricerca sincera e affettuosa che dura da più di dieci anni.
E che sento di ringraziare.






























