Ecco la recensione scritta da Valeria Ottolenghi, critica teatrale, su Mani di Sarta visto ad Ermocolle 2023:
La memoria in scena: accade spesso con il teatro
Anche in «Mani di sarta» c’è un unico interprete in scena: qui attraverso la figura di nonna Maria – che cuciva abiti per tutto il paese e anche oltre, Anagni, il territorio della val di Sacco, con veloci passaggi metaforici, quel cucire vite come stoffe, i vestiti «interrotti» simili a ricordi inesistenti, con il sapore del rimpianto – si segue, conoscendo intanto altre figure, la metamorfosi di un territorio, inquinamento, malattie, il cibo stesso, latte, uova, fonte di rischio per la salute. In scena un manichino da sartoria e la macchina da cucire, il suo ritmo scandito con i piedi. Molto accurati i gesti che scandiscono il racconto.
che, volatile, effimero, si confronti con quanto è stato nella Storia, con i ricordi di paesi, di famiglie. Così […] «Mani di sarta» di/con Andrea di Palma, responsabile anche del testo insieme a Federica Ponza, musiche di Francesco Cellitti, ospitato nella sala parrocchiale di Coenzo Sorbolo.
Non è il contenuto a dare senso al teatro, ma è interessante questa esigenza, sempre più frequente, di confrontarsi con il passato, molti gli spettacoli di denuncia legati al mondo del lavoro, ai problemi ambientali e sociali.
Ma: che fare se la fabbrica, per la quale era morto il marito, offre, come indennizzo a Franca, un posto di lavoro a un altro membro della famiglia? La terribile fine delle mucche di Annarella, cianuro nell’acqua del fiume. La tenace battaglia di Crocifissa che denuncia i rischi di quel fumo nero uscito dalla fabbrica: inutili le parole tranquillizzanti, «tutto nella normalità». Seguirà solo più tardi – una settimana dopo la nube! – il «divieto assoluto di consumare prodotti provenienti dai territori intorno alla fabbrica». Malattie, lutti.
Molto bravo Andrea di Palma a creare un crescendo di tensione, trasmessi con forza i sentimenti di dolore e rabbia di Crocifissa. Al termine una specie di visione: riuscire a terminare quegli abiti, folle illusione per storie ormai irrimediabilmente tragiche.
Resta però infine nell’aria quella frase di Italo, il pittore a lungo considerato pazzo, sulla primavera che sarebbe tornata «prima o poi».
Tanti, tantissimi gli applausi.

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