La recensione di Paolo Carnevale (giornalista de Il Messaggero – Frosinone e de L’Anagnino) su Mani di Sarta

“C’era una terra che aspettava chi cantasse la sua storia di dignità e di morte. Ora l’ha trovata.”

Ecco la recensione scritta da Paolo Carnevale (giornalista de Il Messaggero – Frosinone e L’Anagnino) su Mani di Sarta di Andrea Di Palma, che racconta il disastro ambientale della Valle del Sacco

“Nasce come un colloquio delicato tra un nipote ed una nonna. Termina con un sussurro fatto di amore tra i due protagonisti della storia. In mezzo, una narrazione magistrale, potente, che riesce ad unire pubblico e privato. Che mescola la dolcezza del ricordo intimo alla durezza della denuncia sociale, ambientale, civile, politica. Uno dei lavori, non solo a livello locale, più belli che abbia mai visto a teatro. E che, da oggi, dovrebbe essere essere visto da tutti.

Mani di Sarta è il capolavoro di Andrea Di Palma. Che ha messo insieme i tanti spunti della sua produzione, a partire dal ricordo delle radici classiche unito alla denuncia sociale di Madeinterraneo, per arrivare all’importanza delle parole di Parole che cambiano il mondo. E’ come se avesse studiato, letto, provato, fino ad oggi, solo per arrivare a questo. C’era una terra che aspettava chi cantasse la sua storia di dignità e di morte. Ora l’ha trovata. Mani di Sarta è la storia di questa terra, quella della valle del Sacco; una terra violentata nel profondo da uno scambio osceno, quello tra sviluppo e progresso. C’è stato chi ha deciso che un’intera zona doveva diventare moderna. E che per farlo doveva rinunciare alla sua storia, alle sue tradizioni. Doveva diventare grande respirando un veleno che, col tempo, ha intasato i polmoni ed i cuori di chi è morto. E di chi ancora muore. Nella tremenda scena finale di Vajont Marco Paolini (che Andrea conosce bene) dice una cosa presente anche nel lavoro di Andrea ; i morti del Vajont, dice Paolini, sono “povera gente, morti di un’Italia contadina che non interessa più a nessuno”. E’ esattamente la stessa cosa. Quei morti di 60 anni fa sono i nostri morti; sono gli animali crollati dopo aver bevuto acqua avvelenata; sono i padri che non hanno conosciuti i figli, le mogli che non hanno avuto i loro mariti; sono le vittime sacrificali di chi ha pensato che il progresso dovesse arrivare uccidendo quello che c’era prima. E siamo tutti responsabili. Lo è chi lo ha voluto, lo è chi ha saputo e taciuto; lo è chi ha scritto, ma forse non abbastanza. Non lo è chi ha mantenuto la schiena dritta in tutti questi anni. Non lo è certamente Andrea, che ha preso una materia incandescente e ne ha fatto racconto ed epica, sangue e ricordo.

E speriamo che la primavera arrivi davvero. Ne abbiamo tutti bisogno.”

Pubblicato da Andrea Di Palma

Attore, autore, narratore.

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