1° maggio. Per chi?

1° MAGGIO. PER CHI? :black_small_square:

“Bello, ma di lavoro vero che fai?”
Per non parlare di: “Ecco un altro a cui non va di fare un cazzo…”
Me li ricordo tutti quelli che me l’hanno detto. Non solo a me.
Ci sarebbe anche quel: “ma tu ci campi?”. Mai capito.

Eduardo De Filippo ha già detto tutto e meglio, nel 1964. Ne “L’arte della Commedia”, c’è questo Oreste Campese (interpretato da De Filippo), capocomico, che viene ricevuto dal nuovo prefetto della sua città, De Caro (interpretato da Ferruccio De Ceresa). Un incendio ha demolito il suo “Capannone”, il “teatro” ambulante che era stato di suo nonno, poi di suo padre, ora suo.
E da generazioni la domanda è quella: l’applauso è l’unica ricompensa a cui un attore deve aspirare?


CAMPESE come attore mi aveva accettato; ma io mi dicevo: <<Faccio l’attore, farò l’attore>>… Ma l’uomo che fa l’attore svolge un’attività utile al suo paese o no?[…]
Mio nonno, anche lui attore, nonno da parte di madre, comperò un sillabario per insegnarmi a leggere. […] Sillabario alla mano: a, e, i, o, u… e si tirava avanti. Facevo progressi, cominciavo a compitare. Una pagina di quel libro mi lasciò molto
contrariato.

DE CARO Quale?

CAMPESE Quella che comincia a inculcare nella mente dei bambini il rispetto che si deve avere per gli uomini che con la loro attività onorano il proprio paese. In cima alla pagina c’è scritto: <<Arti e mestieri>>. Il medico c’è, l’avvocato c’è, l’ingegnere c’è, il magistrato c’è, l’insegnante c’è; poi c’è il sarto, il falegname, il fabbro, il maniscalco… c’è perfino l’arrotino… l’attore non c’è.

DE CARO (divertito) Questa fu la constatazione che lo lasciò contrariato…

CAMPESE Lo credo, Eccellenza. Cominciai a chiedermi con la crudeltà che caratterizza l’innocenza dei bambini quale fosse mai il mestiere o la professione di mio nonno, di mia madre, di mio padre.
Una sera mio padre mi chiese: <<Vuoi fare l’attore, da grande?>>
Gli risposo:<<No>>.
<<E perché?>>
<<Perché sennò non mi mettono nel sillabario>>.


Continua, De Filippo, dicendo che nel ’64, anno in cui scrive l’opera, nulla era ancora cambiato.
Alla lettera “A” dei mestieri non si trova ancora la parola “attore”.
Caro Eduardo, ancora nel 2020 non siamo nel sillabario.
Chissà, vedremo il prossimo Primo Maggio.
Auguri a chi fa un vero lavoro.
Come Pinocchio, anche il nostro diventerà prima o poi un lavoro vero.

Pubblicato da Andrea Di Palma

Attore, autore, narratore.

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